Aggiornato Ottobre 2026 — Avv. Irene Damiani, Studio Legale Internazionale Damiani & Damiani, Palermo
Se dopo la riforma della cittadinanza (L. 74/2025) il consolato italiano ha negato la tua richiesta di riconoscimento iure sanguinis, l’ha ignorata o non ti ha mai dato un appuntamento, puoi ancora ottenere la cittadinanza italiana. Se avevi diritto alla cittadinanza italiana per discendenza secondo la legge in vigore prima del 27 marzo 2025 e puoi documentare di aver tentato di presentare la domanda, l’azione può essere proposta davanti a un tribunale civile italiano nei confronti del Ministero dell’Interno, senza un appuntamento consolare. L’esito dipende dalla tua linea di discendenza e dalle prove che puoi produrre, ma la giurisprudenza ha iniziato ad accogliere i ricorsi depositati anche dopo il 28 marzo 2025
Il quadro in sintesi
- A chi serve: a chi aveva diritto alla cittadinanza per discendenza prima del 27 marzo 2025 ma non ha potuto presentare la domanda perché il consolato non ha mai dato un appuntamento.
- Cosa serve: la prova datata del tentativo — screenshot di Prenot@mi, email di inserimento in lista d’attesa, email o PEC al consolato rimaste senza risposta.
- La via: un ricorso giudiziale davanti a un tribunale civile italiano contro il Ministero dell’Interno.
- Il contesto giuridico: la sentenza della Corte costituzionale n. 63/2026 ha confermato il termine del 27 marzo 2025, ma ha lasciato aperta la posizione di chi aveva avviato la procedura senza ricevere un appuntamento confermato. I Tribunali di Bologna e di Genova hanno riconosciuto i richiedenti bloccati che avevano documentato il tentativo.
Gli sviluppi del 2026
- Corte di Cassazione, ordinanza n. 13818/2026 (maggio 2026): il diritto alla cittadinanza trasmessa per sangue è originario, permanente e imprescrittibile; non può essere estinto dall’arretrato dell’amministrazione.
- Corte costituzionale, sentenza n. 63/2026 (depositata il 30 aprile 2026): conferma la legge quanto al termine del 27 marzo 2025, ma fa salvi tutti coloro che entro quel termine hanno presentato la domanda al consolato per l’accertamento del diritto, perché la presentazione della domanda è una condizione procedimentale idonea a distinguere chi ha agito da chi è rimasto inerte.
- Corte costituzionale, ordinanza n. 147/2026 (23 luglio 2026): rinvia alla Corte di Giustizia dell’Unione europea la questione dell’effetto della legge sulla perdita della cittadinanza europea di chi si vede negare il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis.
- Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 24045/2026 (26 luglio 2026): risolve la cosiddetta minor issue e conferma che la riforma non si applica ai giudizi instaurati prima del 27 marzo 2025.
- Tribunale di Genova, 2025–2026: il nostro Studio ha ottenuto il riconoscimento della cittadinanza di discendenti oltre la seconda generazione, in giudizi depositati dopo la riforma, affermando che la cittadinanza iure sanguinis è un diritto originario che sorge alla nascita e non una concessione statale revocabile.
La sentenza e l’ordinanza riguardano due aspetti diversi della stessa legge, quindi non sono in contrasto. La via probatoria descritta in questa pagina ha una base autonoma: non dipende dall’esito del giudizio europeo.
Il problema: la preclusione colpisce chi era già in coda
La riforma (L. 74/2025, di conversione del D.L. 36/2025) preclude il riconoscimento iure sanguinis oltre la seconda generazione a chi non ha presentato domanda entro il 27 marzo 2025. L’art. 3-bis della legge 91/1992 fa salve le domande presentate, o con appuntamento confermato, entro le 23:59 del 27 marzo 2025: circa 60.000 pratiche, ancora trattate con le regole precedenti, senza limite di generazioni. La norma però non considera la realtà dei consolati all’estero: liste d’attesa pluriennali, portale portale Prenot@mi sistematicamente privo di disponibilità, comunicazioni di inserimento in lista d’attesa senza data. Chi voleva presentare la domanda, e ha provato a farlo, si è trovato precluso non per inerzia propria ma per il ritardo dell’amministrazione.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 63/2026, non ha risolto la posizione di chi aveva avviato la procedura consolare senza ricevere un appuntamento confermato entro il termine: se possa essere trattata diversamente da chi non ha mai presentato domanda è una questione che la pronuncia ha espressamente riservato. Quel silenzio non è un diniego: lascia aperta la strada del riconoscimento giudiziale. Per il quadro normativo completo, leggi la nostra guida alla cittadinanza italiana iure sanguinis.
Cosa hanno deciso i tribunali: Bologna e Genova
All’inizio del 2026 il Tribunale di Genova si è pronunciato a favore di richiedenti che avevano dimostrato di aver tentato di presentare la domanda prima del 27 marzo 2025, ma erano stati bloccati dai ritardi consolari. Il ragionamento è lineare: chi ha agito in buona fede ed è stato impedito dall’arretrato amministrativo non dovrebbe perdere i diritti che stava cercando di esercitare. È un precedente che sosteniamo dai nostri uffici di Palermo.
Nel corso dell’ultimo anno il Tribunale di Genova ha riconosciuto la cittadinanza italiana di discendenti oltre la seconda generazione, in giudizi depositati dopo la riforma, quando il ricorrente ha provato con documenti scritti, datati e inequivocabili di aver tentato di prenotare un appuntamento consolare prima del termine e di essere stato bloccato dall’indisponibilità del sistema. L’elemento decisivo è stato probatorio: screenshot di Prenot@mi con nome e cognome del ricorrente, data del tentativo e messaggio di indisponibilità. Queste pronunce si inseriscono nel principio affermato dalla Cassazione: un diritto che esiste dalla nascita non può dipendere, nella sua tutela, dall’impossibilità materiale di accedere agli sportelli consolari.
La giurisprudenza è ancora in evoluzione e ogni decisione dipende dai fatti e dalle prove del caso.
Cosa significa “denegata giustizia” quando il consolato non risponde
Indica la situazione in cui il ritardo amministrativo è così prolungato da impedire di fatto a una persona di esercitare un diritto che già possiede. Nei casi decisi a Bologna e Genova, l’attesa per un appuntamento superava i due anni circa; non esiste una soglia fissa e ogni caso è valutato sui propri fatti. L’azione si propone contro il Ministero dell’Interno e i parenti della stessa linea di discendenza possono spesso essere riuniti in un unico procedimento, riducendo il costo per richiedente. L’argomento ha anche una dimensione di diritto UE, che approfondiamo nella nostra analisi sulla discriminazione indiretta dovuta ai ritardi consolari alla luce del diritto dell’Unione europea.
La checklist: i documenti che provano il ritardo del consolato
I tribunali valutano prove scritte, certe e inequivocabili. In base all’esperienza maturata nei giudizi, questi sono i quattro tipi di documento su cui facciamo affidamento:
- Screenshot del portale Prenot@mi da cui risulti: che il richiedente si era debitamente registrato e aveva effettuato l’accesso con il proprio account; che tentava di prenotare un appuntamento prima del 27 marzo 2025, con data visibile; che il sistema non consentiva la prenotazione (messaggio di indisponibilità visibile). Nome e cognome devono essere leggibili.
- Comunicazioni scritte con il Consolato antecedenti al 27 marzo 2025 — email, lettere, PEC, messaggi WhatsApp — in cui si segnala l’impossibilità di prenotare un appuntamento tramite Prenot@mi nonostante la volontà di presentare l’istanza di riconoscimento della cittadinanza.
- La comunicazione del Consolato di inserimento in lista d’attesa, ricevuta via email prima del 27 marzo 2025: dimostra che la domanda era stata incanalata e che il ritardo è imputabile all’amministrazione.
- Comunicazioni scritte con soggetti terzi antecedenti al 27 marzo 2025 — un parente, un amico, un professionista — in cui si lamentava l’impossibilità di prenotare l’appuntamento. Anche queste, se datate in modo certo, concorrono a formare il quadro probatorio.
Per avviare la causa occorre preparare: l’albero genealogico completo (utilizzando il modello scaricabile che pubblichiamo), il certificato di nascita dell’avo italiano, il certificato di nascita del primo discendente dell’avo nella linea di successione e la prova scritta del ritardo consolare descritta sopra. Un fascicolo probatorio completo al momento del deposito riduce i tempi e aumenta le probabilità di accoglimento.
In quale situazione ti trovi?
| La tua situazione | Cosa raccogliere | Cosa dimostra |
| Prenot@mi non ha mai mostrato una disponibilità | Screenshot datati del portale che mostrano l’assenza di disponibilità | Hai tentato di presentare la domanda e il sistema lo ha reso impossibile |
| Ti sei iscritto a una lista d’attesa consolare | Le email automatiche di conferma, con la posizione in coda | Sei stato inserito in una coda che non si è mossa |
| Hai scritto al consolato senza ricevere risposta | Email o PEC datate ed eventuali solleciti | Hai cercato attivamente un appuntamento incontrando il silenzio dell’amministrazione |
| Il consolato ha rifiutato o respinto la richiesta | Il rifiuto scritto e la richiesta originaria | Un provvedimento formale che si può valutare per un’impugnazione giudiziale |
Quasi tutti i richiedenti hanno più di un documento. Insieme, formano un quadro più solido di qualsiasi singolo atto.
Conta quale consolato ho contattato o dove vivo?
Molto meno delle prove che possiedi. Il ricorso si propone davanti a un tribunale italiano, sia che tu viva negli Stati Uniti, in Canada, in Brasile, in Argentina, in Australia o nel Regno Unito, e qualunque fosse il consolato competente per la tua pratica. Il consolato conta soprattutto perché i tuoi documenti datati mostrano che non ti ha dato la possibilità di presentare la domanda.
Quanto dura un ricorso giudiziale e quanto costa?
Entrambi dipendono dal carico del tribunale competente, dalla complessità della linea di discendenza e da quanti parenti vengono riuniti nello stesso procedimento. Forniamo una valutazione scritta di tempi e costi dopo aver esaminato i tuoi documenti, così puoi confrontare la via giudiziale con l’attesa di un appuntamento che potrebbe non arrivare mai.
E se il tribunale respinge il ricorso?
Nessun risultato è garantito. La giurisprudenza in materia è ancora in evoluzione e una decisione favorevole di un tribunale non vincola gli altri. Per questo valutiamo la tua linea di discendenza e le tue prove prima del deposito e ti diciamo con franchezza se il ricorso non è percorribile nel tuo caso.
Come preparare il ricorso: i documenti da raccogliere
Prima di procedere in via giudiziale, il fascicolo deve contenere: l’albero genealogico completo (utilizzando il modello scaricabile che pubblichiamo), il certificato di nascita dell’avo italiano, il certificato di nascita del primo discendente dell’avo nella linea di successione, e la prova scritta del ritardo del consolato — nelle forme indicate nella checklist. Un fascicolo probatorio completo al momento del deposito riduce i tempi e aumenta in modo sostanziale le probabilità di accoglimento.
Da ricordare, infine, il quadro più ampio: con l’ordinanza n. 147/2026 la Corte costituzionale ha rinviato alla Corte di Giustizia UE la questione sulla legittimità della riforma. I ricorsi basati sulla prova del ritardo consolare hanno però una base autonoma di accoglimento, già riconosciuta dalla giurisprudenza di merito, che non dipende dall’esito del giudizio europeo.
Lo Studio Damiani & Damiani, con sede a Palermo, assiste discendenti di cittadini italiani residenti in USA, Canada, Argentina e Brasile nella preparazione e nel deposito dei ricorsi, inclusa la valutazione preliminare della documentazione probatoria.
Modello Albero Genealogico Family tree FLOWCHART (example)
Cittadinanza e ritardo del consolato: domande frequenti
1. Posso ancora fare ricorso per la cittadinanza se non ho presentato domanda entro il 27 marzo 2025?
Sì, in presenza di condizioni precise. La giurisprudenza di merito, tra cui pronunce del Tribunale di Genova ottenute dal nostro Studio, ha accolto ricorsi depositati dopo il 27 marzo 2025 quando il ricorrente ha dimostrato, con documenti scritti e datati in modo certo, di aver tentato di prenotare un appuntamento consolare prima di quella data senza riuscirci per indisponibilità del sistema. In assenza della prova di un tentativo anteriore, un ricorso tardivo è molto più difficile da sostenere: per questo verifichiamo la documentazione prima di consigliare il deposito.
2. Il consolato ha negato la mia richiesta o non ha mai risposto: ho ancora una possibilità?
Spesso sì. Il rifiuto, il silenzio o un arretrato pluriennale del consolato non estinguono un diritto alla cittadinanza italiana per discendenza maturato secondo la legge in vigore prima del 27 marzo 2025. Quando il ritardo è così grave da configurare una denegata giustizia, l’azione può essere proposta direttamente davanti a un tribunale civile italiano nei confronti del Ministero dell’Interno, invece di attendere indefinitamente un appuntamento che potrebbe non arrivare mai. I nostri avvocati di Palermo valutano individualmente ogni linea di discendenza e ogni caso prima di indicare se il ricorso sia percorribile.
3. Gli screenshot di Prenot@mi che mostrano l’assenza di appuntamenti valgono come prova?
Sì, se sono completi. Gli screenshot datati del portale Prenot@mi sono tra le prove più forti del fatto che si è tentato di presentare la domanda e si è stati bloccati dall’impossibilità amministrativa del consolato, a condizione che mostrino la registrazione e l’accesso con il proprio account, nome e cognome leggibili, la data del tentativo anteriore al 27 marzo 2025 e il messaggio di indisponibilità degli appuntamenti. Screenshot anonimi, privi di data o riferiti a un account di terzi hanno un valore probatorio molto più debole. Conserva ogni screenshot con data e nome visibili: più il materiale è completo e datato, più solida è la posizione.
4. Mi sono iscritto alla lista d’attesa del consolato ma non si è mai mossa: posso ancora agire?
È possibile. L’email del consolato che conferma l’inserimento in lista d’attesa, ricevuta prima del 27 marzo 2025, dimostra che la volontà di presentare la domanda era stata manifestata per tempo e che il mancato deposito è imputabile ai tempi dell’amministrazione, non all’inerzia del richiedente. La sentenza della Corte costituzionale n. 63/2026 (depositata il 30 aprile 2026) ha lasciato aperta la posizione di chi aveva avviato la procedura senza ricevere un appuntamento confermato entro il termine, e all’inizio del 2026 i Tribunali di Genova e Bologna hanno riconosciuto proprio questa categoria di richiedenti bloccati. In giudizio conviene affiancare l’email agli screenshot di Prenot@mi e alle altre comunicazioni scritte, per costruire un quadro probatorio completo.
5. Ho scritto al consolato chiedendo un appuntamento senza ricevere risposta: posso far valere questa circostanza?
Sì, la corrispondenza rimasta senza risposta può sostenere un ricorso. Email o messaggi PEC datati, inviati al consolato per chiedere un appuntamento e lasciati senza riscontro, documentano che hai cercato attivamente di presentare la domanda e sei stato impedito dall’inerzia amministrativa. Insieme agli screenshot di Prenot@mi o alle conferme di inserimento in lista d’attesa, questa corrispondenza contribuisce a dimostrare la denegata giustizia che apre la strada del ricorso davanti ai tribunali italiani.
6. Cosa conta esattamente come prova di aver tentato di presentare domanda prima del 27 marzo 2025?
Hanno peso quattro tipi di documento: gli screenshot datati di Prenot@mi con il proprio account, nome e cognome leggibili e il messaggio di indisponibilità; le comunicazioni scritte con il consolato antecedenti al 27 marzo 2025 (email, lettere, PEC, messaggi) in cui si segnalava l’impossibilità di prenotare; l’email di inserimento in lista d’attesa ricevuta prima del termine; e le comunicazioni con terzi, come un parente o un professionista, datate in modo certo, in cui ci si lamentava dell’impossibilità di prenotare. I tribunali richiedono prove scritte, certe e inequivocabili: capire quali documenti possiedi già è il primo passo che compiamo prima del deposito.
7. Quali documenti servono per avviare il ricorso giudiziale di cittadinanza?
Il fascicolo di base comprende: l’albero genealogico completo della linea di trasmissione, ordinato per generazioni; il certificato di nascita dell’avo italiano emigrato; il certificato di nascita del primo discendente dell’avo nella linea di successione; e, per i ricorsi depositati dopo il 27 marzo 2025, la prova scritta del ritardo del consolato o del tentativo di prenotazione. Gli atti stranieri devono essere legalizzati o apostillati e tradotti. Una verifica preliminare della documentazione prima del deposito evita integrazioni istruttorie che allungano i tempi del giudizio.
8. Il ricorso basato sul ritardo del consolato dipende dall’esito del giudizio davanti alla Corte di Giustizia UE?
No, ha una base autonoma. I tribunali che accolgono questi ricorsi valorizzano la prova che il richiedente aveva tentato la via consolare prima del 27 marzo 2025, riconducendo il caso alle situazioni fatte salve dalla riforma. Con l’ordinanza n. 147/2026 la Corte costituzionale ha rinviato alla Corte di Giustizia UE la questione dell’effetto della legge sulla perdita della cittadinanza europea di chi si vede negare il riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis. Una pronuncia favorevole aggiungerebbe un motivo ulteriore e più generale di accoglimento, ma la strada probatoria è percorribile fin da ora, senza attendere l’esito del giudizio europeo.
9. I consolati non danno appuntamenti: quali alternative ho?
L’alternativa principale alla via consolare bloccata è la via giudiziale: un ricorso davanti a un tribunale civile italiano contro il Ministero dell’Interno, che può riconoscere la cittadinanza senza un appuntamento consolare. Vale sia per i casi di linea materna anteriori al 1948 sia per i richiedenti esclusi dal ritardo consolare. I parenti che condividono la stessa linea di discendenza possono spesso essere riuniti in un unico procedimento, riducendo il costo per richiedente.
10. Quale tribunale tratta questi casi e perché Bologna e Genova?
Il ricorso si propone davanti al tribunale ordinario competente nei confronti del Ministero dell’Interno, provando con documenti la linea di discendenza e il tentativo di presentare domanda. All’inizio del 2026 i Tribunali di Bologna e Genova si sono pronunciati a favore di richiedenti bloccati dai ritardi consolari, un precedente che sosteniamo dai nostri uffici di Palermo; nel 2025–2026 il nostro Studio ha inoltre ottenuto dal Tribunale di Genova il riconoscimento della cittadinanza di discendenti oltre la seconda generazione, sulla base della prova documentata del tentativo. I tempi dipendono dal carico del tribunale: forniamo una stima scritta dopo aver esaminato i documenti.
Come seguiamo questi casi da Palermo
Valutiamo individualmente ogni linea di discendenza e ogni fascicolo probatorio prima di indicare se un ricorso giudiziale sia percorribile. Poiché la questione di fondo è stata lasciata aperta dalla Corte costituzionale e si sta definendo caso per caso, la qualità dell’argomentazione giuridica e della documentazione conta qui più che in una domanda ordinaria. Per i discendenti che ritengono di essere stati esclusi dal ritardo e non dalla mancanza dei requisiti, vale la pena verificare la propria posizione ora, finché la via giudiziale resta praticabile. Lo Studio Damiani & Damiani, con sede a Palermo, assiste discendenti di cittadini italiani residenti in USA, Canada, Argentina e Brasile nella preparazione e nel deposito dei ricorsi, inclusa la valutazione preliminare della documentazione probatoria.













